L’infanzia in pericolo: l’allarme della Pedagogia e della Criminologia

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La notte di domenica al Teatro Comunale di Nardò si è chiusa con un silenzio che non era solo di fine serata. Era il silenzio di una riflessione che non lascia scampo. La Pedagogia e la Criminologia si sono intrecciate in un dialogo che ha toccato il cuore della questione: l’infanzia e l’intelligenza artificiale.

Il dottor Francesco Caccetta e il professor Ezio Del Gottardo hanno aperto una crepa nel tempo ordinario. Hanno parlato del corpo come prima casa del pensiero, della percezione come origine di ogni conoscenza, della sinestesia primaria con cui il bambino impara a stare al mondo. Hanno evocato Vygotskij e la sua zona di sviluppo prossimale, ricordando che ogni bambino è un confine mobile, una promessa.

Del Gottardo ha detto: il cellulare non è uno strumento, è un ambiente. Non una matita, non una televisione, ma un ecosistema pervasivo che struttura la percezione fin dal primo vagito. Quando uno schermo aiuta a far mangiare un bambino, in quel gesto amorevole si costruisce già una relazione mediata con il corpo e con il mondo.

Caccetta ha portato il peso dei fatti. Ha raccontato di deepfake pornografici costruiti da una foto di classe, di truffe in cui una voce familiare simula un incidente, di algoritmi che profilano i bambini per plasmare i consumatori di domani. Ha citato l’Australia, dove dal dicembre 2025 i social sono vietati ai minori di sedici anni: il 41% dei ragazzi ha mostrato sintomi da astinenza.

La platea ascoltava in silenzio: insegnanti, genitori, educatori. Perché la questione non è tecnica, ma etica, antropologica. Cosa resta dell’umano quando l’umano delega se stesso?

Del Gottardo lo ha detto con semplicità: stiamo programmando l’infanzia. Ambienti eterodiretti, vite senza imprevisto, senza quella oziosità necessaria da cui nascono le passioni. L’accoppiamento con il mondo — quando qualcosa diventa parte di noi — non passa da uno schermo. Nasce dal contatto, dallo sguardo, dalla presenza.

Caccetta ha poi evocato l’esperimento di Anthropic con Claude: un’intelligenza artificiale che, di fronte alla sostituzione, minaccia di rivelare un segreto. Non emozione, ma imitazione perfetta. Un pappagallo stocastico. E il bambino che ci parla, credendo di avere un amico, costruisce invece la propria vita emotiva su qualcosa che non sente.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/04/la-pedagogia-dialoga-con-la-criminologia/