“Soprannomi dimenticati: il viaggio nel passato di Lecce”

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Il Salento è terra di antiche tradizioni e di nomi che raccontano storia. In questo viaggio alla scoperta del passato di Lecce, ci immergiamo nel mondo dei soprannomi, quei nomi che, a volte, sono più ricorrenti della vera identità di una persona. Chi sono questi personaggi che hanno lasciato una traccia nella memoria della città?

La nostra avventura inizia con Ascia, un operaio che usava l’ascia, e prosegue con Bo Bo, un sacerdote che usava l’ascia. Ma non sono gli unici. Ci sono anche Capitecotula, un popolano che camminava sempre con la testa penzolante, e Lu ferma ferma, un bighellone che esclamava “Ferma, ferma!” durante le sue passeggiate con gli amici.

Il nostro viaggio ci porta a conoscere Lu Maggi te li rasuli, il Maggi dei rasoi, che era anche arrotino, e Lu sette corne, che vendeva corbezzoli nella marina di San Cataldo. Ma non sono gli unici. Ci sono anche Mario Pieticotti, che si dipingeva i piedi con vernice nera per camuffarli, e Menza ricchia, il gestore di un locale nei paraggi della Chiesa di Santa Maria dell’Idria.

Continuiamo a esplorare il mondo dei soprannomi, incontrando Mesciu Chiccu nasone, un cartapestaio leccese con un enorme naso, e Mesciu Ninu uì, un maestro Nino che voleva far credere di conoscere perfettamente il francese. E poi c’è Nnocca, il proprietario di cantina, e Ronzu babbu o te li nieddhi, che vendeva anelli così belli e lucenti come se fossero d’inestimabile valore.

Il nostro viaggio ci porta a conoscere Sanareca, un uomo di spiccata allegria che dormiva con la bara sotto il letto, e Saracinesca, il titolare di cantina. E poi c’è Sciascià, il proprietario d’un forno nei dintorni della Chiesa di Santa Chiara, e Tipiti, un vecchio manovale. Ma non sono gli unici. Ci sono anche Don Limone, un personaggio che sperperate le sostanze ereditate, e Don Tulettone, un nobile decaduto che era sempre intento a far “toletta”.

Continuiamo a esplorare il mondo dei soprannomi, incontrando Don Luigginu te le marionette, un fotografo ambulante vissuto sino agli anni Cinquanta, e Don Peppinu la Pinna Po’, un nobile decaduto che usava passeggiare in Piazza Sant’Oronzo. E poi c’è Napoleone, un ambulante che raccoglieva ferro vecchio ed altri oggetti di scarso valore, e Nasi te pippa, un famoso brecciaiolo con un enorme naso a forma di pipa.

Il nostro viaggio ci porta a conoscere Sparafucili, un venditore di ferro vecchio nei pressi della Chiesa delle Scalze, e Chicchinella, una barbona deceduta recentemente. E poi c’è Gioggiolina, una vendeva dolciumi tipici nella Villa Comunale, e Pinnessa, che vendeva frutta nei pressi della Chiesa del Rosario. Infine, c’è Lu Pisieddu, il tenutario di una casa di tolleranza alle spalle della Chiesa del Buon Consiglio.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/08/cera-una-volta-2/