Un tragico evento nel carcere di Lecce
Un detenuto di 24 anni si è tolto la vita nella notte del 26 agosto nel carcere leccese di Borgo San Nicola. La notizia è stata data dal sindacato CNPP-SPP, che torna a denunciare il sovraffollamento dell’istituto penitenziario e la carenza di personale. “Quello di Lecce è l’ennesimo suicidio nelle carceri italiane: sono già 48 i detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno”, afferma il segretario del CNPP-SPP, Aldo Di Giacomo. Secondo i dati forniti dal sindacato, nel carcere leccese sarebbero presenti 1.454 detenuti a fronte di 798 posti regolamentari, mentre gli appartenenti alla Polizia penitenziaria sarebbero 577 rispetto ai 650 previsti.
Una carenza che crea problemi
La carenza di personale si somma alle assenze per ferie e malattie e alle esigenze legate a piantonamenti, traduzioni e servizi esterni. “Ogni suicidio in carcere rappresenta una sconfitta. Ma sarebbe ancora più grave pensare che la responsabilità della prevenzione possa essere scaricata, direttamente o indirettamente, sulla Polizia penitenziaria, chiamata ormai a lavorare in condizioni che in molti istituti hanno superato ogni limite di sostenibilità”, dichiara il sindacalista. Gli agenti, prosegue, devono garantire contemporaneamente la sicurezza, la sorveglianza e la gestione delle sezioni, affrontare le emergenze, effettuare gli accompagnamenti e controllare una popolazione detenuta enormemente superiore alla capienza dell’istituto.
La prevenzione del suicidio non può dipendere dalla fortuna che un agente passi davanti a una cella nel minuto esatto in cui una persona decide di togliersi la vita. La Polizia penitenziaria non è composta da indovini e non può essere trasformata contemporaneamente in corpo di sicurezza, servizio sanitario, psicologico e psichiatrico. Gli agenti possono osservare, segnalare e intervenire, ma non possono sostituire tutto ciò che manca intorno a loro.”
Un appello al ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria
Di Giacomo chiama quindi in causa il ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sostenendo che le circolari e i protocolli non siano sufficienti senza personale, un’adeguata presenza sanitaria e psicologica e valutazioni effettive del rischio suicidario. Per il segretario del CNPP-SPP, il sovraffollamento di Borgo San Nicola non è più soltanto un problema legato alla dignità della detenzione, ma riguarda direttamente la sicurezza e la capacità dello Stato di governare il carcere. Il sindacato chiede perciò un intervento immediato del DAP, con il rafforzamento dell’organico della Polizia penitenziaria e una verifica dei servizi notturni, delle condizioni delle sezioni e della presenza delle professionalità sanitarie e psicologiche necessarie.
“Un ragazzo di 24 anni è morto. Gli agenti che sono intervenuti porteranno con loro anche il peso umano di quello che hanno visto. Non accetteremo che, dopo le condoglianze di rito, tutto torni come prima. Non si possono stipare quasi 1.500 detenuti in un carcere progettato per circa 800 persone e poi pretendere che la Polizia penitenziaria faccia miracoli. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato”, conclude Di Giacomo.



