Il Salento è un territorio ricco di storia e di mistero. Ma non è solo la sua costa, le sue spiagge e le sue città a essere ricche di fascino. Anche la campagna salentina nasconde tesori archeologici che attendono di essere scoperti. Tra questi, i dolmen, i menhir e i megaliti di Giuggianello, un piccolo comune del Sud Salento.
Immersi tra gli ulivi secolari, nel silenzio delle campagne, questi blocchi lapidei, sotto forma di dolmen o di menhir, hanno originariamente una funzione sepolcrale o rituale e continuano ad affascinare migliaia di visitatori e studiosi. La leggenda vuole che questi megaliti siano stati costruiti da una vecchia strega che si divertiva a mettere alla prova le persone che incontrava. Questa strega, secondo la tradizione popolare, era solita rivolgere una domanda alle persone che incontrava, promettendo in caso di risposta corretta una gallina dalle uova d’oro. Nessuno però riusciva a indovinare e per questo la strega li trasformava in pietre, che un orco, suo aiutante, distribuiva poi nei terreni intorno.
Due dei megaliti presenti sono chiamati: “Lu Furticiciddhu te la Vecchia” e “Lu Lettu de la Vecchia”. Il primo ricorda la forma di un fuso, con il quale si dice la strega filasse la lana, mentre il secondo, circolare, pare fosse il suo giaciglio.
Un altro megalito prende invece il nome di “Il Piede d’Ercole” e si pensa che riproduca l’impronta del dio greco.
Il “Dolmen Stabile”, conosciuto anche come “Quattromacine”, è un complesso di 9 ortostati, di cui 2 monolitici e 7 di pietre sovrapposte. È caratterizzato da un blocco di copertura rettangolare di circa 20 centimetri.
Il “Dolmen Ore” presenta un lastrone di copertura quadrangolare spesso 25 centimetri ed è sostenuto da tre ortostati, di cui solo uno monolitico.
Infine, sul fronte menhir, ve ne sono due: il Menhir Polisano, alto 3 metri e mezzo, e il Menhir Crocecaduta, attualmente adagiato al suolo e costituito da un unico blocco parallelepipedo in pietra leccese lungo circa 4 metri.
Queste incredibili testimonianze del passato sono state fortunate a raggiungere i nostri giorni e continuano a suscitare stupore e meraviglia in chi le visita.



