La polemica sulle strisce blu nel Salento è in pieno svolgimento
Il piano di ampliamento delle strisce blu nelle periferie della città di Lecce è stato oggetto di numerose polemiche e contestazioni da parte delle associazioni dei consumatori e dei comitati locali. Secondo queste, l’allargamento delle strisce blu è un’ingiustizia sociale che grava soprattutto su chi ha meno possibilità economiche e sui lavoratori della provincia.
La contestazione si concentra soprattutto sulle conseguenze per chi ogni giorno raggiunge Lecce per lavorare e non dispone di un posto auto privato. Con l’estensione della sosta tariffata oltre le zone centrali, il parcheggio rischia di trasformarsi in una nuova voce fissa nel bilancio familiare.
Il piano prevede anche forme di integrazione tra sosta e trasporto pubblico, con formule di abbonamento che dovrebbero comprendere parcheggio e autobus. Il dato destinato a pesare maggiormente nel dibattito resta quello degli stalli: quelli a pagamento passerebbero da 6.763 a 12.040 già con il primo provvedimento, 5.277 in più.
Il problema è che nessuno si è chiesto perché le famiglie hanno “fame” di parcheggi gratuiti, in un periodo di impoverimento generale e di precariato sempre più selvaggio. Molti lavoratori della provincia gestiscono con la propria auto gli interi spostamenti della famiglia, figli e gestione anziani.
Il trasporto pubblico copre solo una piccola percentuale delle varie esigenze di spostamento. Così, un aumento dei costi del grattino si traduce inevitabilmente in un balzello sulle famiglie meno abbienti, esattamente come le strisce blu davanti all’ospedale, che il centrodestra non voleva (ma che ha lasciato!), si traducono in un’ingiusta richiesta di soldi per chi deve andare a portare sollievo e sostegno in un luogo di sofferenza.


