La lezione di Chernobyl: un monito per il futuro energetico

La-lezione-di-Chernobyl-un-monito-per-il-futuro-energetico

Il ricordo di una tragedia

Il ricordo della catastrofe nucleare di Chernobyl è ancora vivo nella coscienza collettiva, e affiorano le immagini di bambini con le teste rasate, la paura del cibo contaminato, l’impossibilità di andare in campagna. I ragazzi della provincia salentina negli anni ’80 crescevano tra arrampicate sugli alberi e scorpacciate di frutti che donava la ricca terra. Ancora oggi non sappiamo quante siano state le vittime indirette di quella tragedia in tutto l’occidente.

La commemorazione del 26 aprile

Il mondo torna a fare i conti con una delle più gravi catastrofi ambientali e sanitarie della storia contemporanea. Era la notte del 26 aprile 1986 quando un test di sicurezza si trasformò in tragedia, liberando una nube radioattiva che si estese ben oltre i confini dell’allora Unione Sovietica, raggiungendo gran parte dell’Europa, Italia compresa, e lasciando dietro di sé morti, evacuazioni forzate e un aumento significativo di patologie come tumori della tiroide e leucemie.

Un monito per il futuro

Le immagini della città fantasma di Pripyat e dell’area di esclusione continuano a rappresentare un monito potente, soprattutto in un contesto internazionale in cui il tema del nucleare è tornato al centro del dibattito energetico. In Italia, la ricorrenza riapre inevitabilmente anche una riflessione politica e sociale. Come ricorda, due referendum popolari — nel 1987 e nel 2011 — hanno sancito in modo netto la volontà dei cittadini di abbandonare il nucleare, con percentuali schiaccianti a favore del “no”. Una scelta che ha inciso profondamente anche in territori come la Puglia, dove erano previsti impianti nucleari poi definitivamente accantonati grazie alla mobilitazione di istituzioni locali, associazioni e cittadini.

La lezione di Chernobyl

Proprio Legambiente, nel suo ultimo comunicato, ribadisce come Chernobyl non sia solo un evento del passato, ma una lezione ancora attuale. L’associazione sottolinea che incidenti come quello ucraino, insieme a quelli di Three Mile Island e Fukushima, hanno evidenziato criticità strutturali legate alla sicurezza, alla gestione degli impianti e allo smaltimento delle scorie radioattive. Elementi che, secondo gli ambientalisti, continuano a rendere il nucleare una tecnologia complessa, costosa e poco compatibile con le esigenze di una transizione energetica rapida.

Il futuro energetico

I dati internazionali rafforzano questa posizione: il settore nucleare globale, si evidenzia, non è in fase di espansione strutturale ma mostra segnali di contrazione, con un numero di reattori operativi in calo e nuovi progetti concentrati soprattutto in pochi Paesi come Cina e Russia. Nei Paesi occidentali, invece, i nuovi impianti sono spesso segnati da ritardi decennali e costi in aumento, mentre anche le prospettive legate ai piccoli reattori modulari (SMR) restano incerte e ancora lontane da una piena sostenibilità economica.

Parallelamente, cresce invece il peso delle energie rinnovabili. Fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo stanno registrando sviluppi rapidi e costi sempre più competitivi, attirando investimenti globali di gran lunga superiori rispetto al nucleare. Un cambiamento che ridefinisce il modello energetico verso una produzione più distribuita, flessibile e digitale.

Quarant’anni dopo, dunque, Chernobyl resta una ferita aperta, ma anche una bussola per orientare le decisioni del presente: tra passato e futuro, tra rischio e innovazione, la sfida energetica globale continua a giocarsi anche sul terreno della memoria.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/04/chernobyl-quarantanni-dopo-memoria-monito-e-futuro-energetico/