La scoperta di Santa Maria degli Angeli
Per esplorare la meraviglia di Santa Maria degli Angeli bisogna uscire dall’abitato di Presicce-Acquarica e percorrere circa un chilometro lungo la vecchia strada rurale che taglia verso Salve. È qui, dove la pianura comincia a incresparsi contro le pendenze della serra di Pozzo Mauro, che l’ex convento e la chiesa dei Padri Riformati appaiono come un avamposto di pietra calato nella campagna.
Un complesso fuori dal tempo
Questo collocazione extraurbana ribalta completamente la prospettiva: il complesso non è nato per fondersi con il tessuto delle case, ma per presidiare un asse di passaggio e di pellegrinaggio, agendo da cerniera tra l’insediamento umano e l’agro circostante.
La facciata semplice e il portale d’accesso
Visto dall’esterno, il complesso dichiara immediatamente la matrice dell’architettura dei Frati Minori Riformati con una facciata semplice, stretta tra due lesene laterali, che rinuncia a qualsiasi spettacolarità plastica. L’interesse si concentra interamente sul portale d’accesso, dove la pietra si concede l’unico elemento decorativo a motivi vegetali, sormontato dall’iscrizione Santa Maria Angelorum.
Un interno ricco di storia e arte
Varcare la soglia d’ingresso significa scontrarsi con una realtà del tutto inaspettata. L’aula, alta e inondata dalla luce delle finestre superiori, si svela come un palinsesto di arte e devozione che si è stratificato nei secoli attraverso donazioni e passaggi di maestranze.
Lungo i muri perimetrali non si incontra la nudità delle pareti, ma lo sviluppo imponente di ben nove altari che ritmano lo spazio liturgico e raccontano la fitta rete di patronati legati alla comunità di Presicce. Entrando, l’attenzione viene catturata dalle arcate a tutto sesto che si aprono sui lati: a destra si conservano gli affreschi della Natività e dell’Adorazione dei Pastori, mentre a sinistra la superficie muraria ospita la Deposizione e la rappresentazione della Madonna di Costantinopoli con le anime purganti.
Tra queste testimonianze spiccano frammenti di rara intensità iconografica, come l’antico affresco della Vergine col Bambino che stringe tra le mani una melagrana, metafora della Chiesa stessa, intesa come unione indivisibile della comunità. Al misticismo dello spazio contribuisce anche la scultura plastica, culminante nel pregevole crocifisso ligneo realizzato da Fra Pasquale da San Cesario, un capolavoro di drammaticità espressiva.
Una storia segnata da ferite e rinascite
La storia del complesso è fatta anche di ferite e di rinascite. Santa Maria degli Angeli ha attraversato i traumi delle soppressioni napoleoniche e, in tempi molto più recenti, il dramma del saccheggio. Nel 1968, infatti, la chiesa subì il furto dei suoi quadri originali, una ferita che ha lasciato per decenni vuoti dolorosi lungo le pareti.
Quegli spazi spogli sono diventati però lo stimolo per un progetto di riscatto collettivo guidato dalla comunità locale, che ha portato alla ricollocazione di nuove tele dedicate a santi e beati legati al territorio, restituendo infine integrità visiva e profondo significato all’arredo liturgico.



