La vita della Giulia
La storia della Giulia, un personaggio notissimo a Lecce fino agli inizi degli anni settanta del secolo scorso, è stata dimenticata dalle giovani generazioni e raccontata dagli anziani con scarsa attendibilità. È necessario saperne di più sulla sua vita e sui suoi amori.
La Giulia era una donna graziosa e paffuta, bionda e con un colorito roseo, ma le amarezze della sua esistenza l’avevano provata fortemente, l’avevano invecchiata precocemente. Era analfabeta e dettava lettere appassionate alla segreteria di Casa Savoia per dichiarare il suo amore a Umberto, il principe che sarebbe diventato re per breve tempo.
La Giulia ricevette un telegramma da un buontempone leccese che la fece credere di essere stata invitata a palazzo reale. Giunta a Roma, chiese ad un vigile di indicarle il palazzo reale, esibendo il telegramma del suo re. Ignorava che ormai in Italia c’era la repubblica e che il re di maggio era lontano, in dignitoso e silenzioso esilio.
La vita di una donna
La Giulia era figlia di Giuseppe Russo, un vetturino originario di Galatina, e Marta Ellissi, di ignoti. Era la quarta di 12 fratelli e nacque a Lecce il 9 gennaio 1883. Non ebbe istruzione scolastica e fu avviata al lavoro per raggranellare soldi per la famiglia. Apprese il mestiere di camiciaia e stiratrice di polsini e colletti, ed era così contesa dalle famiglie patrizie leccesi che poteva soddisfare dignitosamente i propri bisogni.
Convoltasi a nozze con Francesco Rizzo, la Giulia si trovò abbandonata e senza proventi finanziari. Il marito la fece firmare con l’inganno delle carte che attestavano la sua rinuncia a denaro e proprietà. La causa si protrasse per lungo tempo, e la Giulia recriminava e sbraitava contro il marito, convinta di vincere la causa. La gente la apostrofava dicendo: “Giulia, l’hai vinta la causa?”
La fine della storia
La Giulia finì in ospedale, dove morì il 14 maggio 1975, a causa di arteriosclerosi cerebrale con psicosi senile. Oggi, a molti anni dalla sua scomparsa, tanti ancora la ricordano, sia pure con l’alone della leggenda.



