Scavi in via Alvino: il dibattito accademico esplode

Scavi in via Alvino: il dibattito accademico esplode

La scoperta dei resti dell’anfiteatro romano in via Alvino a Lecce ha scatenato un dibattito accademico che coinvolge studiosi di archeologia e storici. Al centro del contendere c’è l’opuscolo di Ruggero Vantaggiato, giornalista di lungo corso e storico attivista politico di destra, che contesta il valore delle scoperte emerse nel cuore di Lecce.

Il giornalista sostiene che attorno all’ipotesi della fortificazione medievale o del cosiddetto Kastron bizantino sia stata costruita una narrazione eccessiva e che i ritrovamenti non rappresenterebbero una scoperta eccezionale. Secondo Vantaggiato, le strutture individuate sarebbero semplicemente resti edilizi ordinari e non vi sarebbe nulla di realmente nuovo rispetto a quanto già noto dagli studi del passato.

La posizione di Vantaggiato è stata smontata da un’autorevole contestazione del professor Paul Arthur, ordinario di Archeologia Medievale dell’Università del Salento e presidente della Società di Archeologi Medievisti Italiani. Secondo lo studioso inglese, quanto emerso dagli scavi rappresenta invece un tassello fondamentale per comprendere la Lecce altomedievale.

Il professore sostiene che in via Alvino è stata ritrovata una fortificazione del quinto-sesto secolo, che è un pezzo di quello che ha trovato Cosimo de Giorgi molto tempo fa. È un muro di cinta. L’anfiteatro è stato fortificato, come avveniva nel Medioevo, dove tanti anfiteatri venivano fortificati in tutti i territori del Mediterraneo e come è avvenuto a Santa Maria Capua Vetere.

Arthur guarda oltre il cantiere attuale e auspica che l’indagine possa essere ampliata. Secondo lo studioso, se lo scavo si potesse allargare, sarebbe meglio, ma va giudicata anche la criticità di quel pezzo della città: siamo nella piazza principale di Lecce e tutto va fatto con estrema cura. Però, per me, uno dei cavalli di battaglia è proprio quello di rivalutare 500 anni, mezzo millennio di storia perduta, che in qualche modo riusciremo a tirare fuori.

Secondo il professore, proprio sotto il centro cittadino si nasconde la chiave per ricostruire il lungo periodo bizantino della città, un’epoca quasi assente nelle fonti documentarie. La chiesa Santa Maria della Grazia, quasi sicuramente, è stata costruita su una chiesa bizantina. C’è l’evidenza anche dell’esistenza di una torre intorno all’VIII o IX secolo. Quindi, Lecce non era più città, era un kastron, cioè una piccola fortificazione amministrata da chiesa e contingente bizantino. Ci sono 1000 anni di storia da scoprire.

Proprio la scarsità dei documenti rende ancora più preziosi i ritrovamenti archeologici. A livello materiale c’è tanto da scoprire a Lecce, come fonti documentali un po’ di meno. Dall’età normanna in poi abbiamo qualcosa. Dei 500 anni di vita bizantina abbiamo qualche lettera di fine VI secolo, che salta a piè pari fino alla metà dell’XI secolo, quando arrivano i normanni. In mezzo non abbiamo niente, zero. Per Arthur, ciò che sta emergendo rappresenta quindi l’inizio di un capitolo nuovo della storia leccese: è la storia bizantina che noi non conoscevamo.

Lo studioso immagina una città medievale sviluppatasi all’interno dell’antico anfiteatro romano, con abitazioni, chiese, orti e spazi di mercato ricavati tra le strutture dell’antico monumento. Si viveva all’interno del monumento romano. Si costruivano le case all’interno dell’anfiteatro, una chiesa o più chiese. Mi piace immaginare l’arena come una zona di orti, coltivazione e un piccolo mercato. Uno deve immaginare una città ovale. Basta pensare alla piazza dell’anfiteatro a Lucca, che rimanda a quell’idea.

Le città, all’epoca, si sviluppavano così, intorno a quegli anfiteatri e sui resti della storia romana, riutilizzando i materiali antichi, perché l’economia era più povera, però la gente non era stupida e capiva che il riutilizzo poteva essere fruttuoso. E mentre in città continua il confronto tra sostenitori e detrattori degli scavi, il mondo accademico sembra avere pochi dubbi sulla rilevanza della scoperta. Abbiamo aperto un nuovo libro e stiamo sfogliando le pagine introduttive, che invogliano a leggere tutto per giungere alle conclusioni, conclude Arthur, lasciando intendere che la storia custodita sotto piazza Sant’Oronzo potrebbe essere appena all’inizio del suo racconto.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/06/anfiteatro-lopuscolo-scettico-sui-nuovi-scavi-siamo-al-terrapiattismo-arthur-rilancia-mille-anni-di-storia-da-scoprire/