Svelati i segreti del porto romano sommerso di San Giovanni

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La campagna di scavi 2026 inizia a Le Cesine

La Riserva Naturale Statale Oasi WWF Le Cesine, a Vernole, sarà teatro di una nuova campagna di scavi archeologici. A partire dal 7 settembre, a terra e in mare, gli scavi riprenderanno a San Giovanni, all’interno della Riserva Naturale Statale Oasi WWF Le Cesine, a Vernole. La campagna 2026 è condotta dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, su concessione del Ministero della Cultura, per il tramite della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, in collaborazione con il Comune di Vernole e il Polo biblio-museale di Lecce.

Il Laboratorio dei paesaggi di Acaya

Quest’anno, la novità è il Laboratorio dei paesaggi di Acaya, attivo a supporto degli scavi nei locali del Castello di Acaya messi a disposizione dal Polo biblio-museale di Lecce. I reperti provenienti dagli scavi saranno stoccati, catalogati e restaurati, ma il Laboratorio sarà soprattutto l’hub di un piano di animazione territoriale curato dal Gruppo di Archeologia Subacquea e dal Polo, con visite guidate e open day agli scavi, al Laboratorio e agli altri siti archeologici del territorio di Acaya, itinerari nel centro urbano e nei luoghi storici delle comunità, iniziative di educazione al patrimonio, incontri con esperti, attività con le scuole ed eventi di archeologia pubblica e di sensibilizzazione ambientale.

Le indagini subacquee

Le indagini subacquee torneranno a concentrarsi sul grande complesso portuale sommerso davanti all’Edificio Idrovoro. Si tratta di un “molo con piattaforma” – un lungo braccio rettilineo che si stacca dalla linea di costa e termina in una ampia testata, secondo uno schema a “L” diffuso in età romana lungo le coste basse e sabbiose, dal Nord Africa al resto del Mediterraneo e del quale resta oggi la fondazione sommersa. Tra gli obiettivi della campagna, confermare la datazione all’età augustea (fine I sec. a.C. – I sec. d.C.) e vagliare l’ipotesi, suggestiva, che possa trattarsi del porto dove Ottaviano sbarcò nel 44 a.C., dopo la morte di Cesare, per raggiungere Roma. Gli archeologi cercheranno inoltre di ricostruire lo sviluppo complessivo dell’opera, in gran parte nascosta dai depositi sabbiosi, e il suo rapporto con una struttura sommersa più a nord, ritenuta una torre-faro e nota come “Chiesa sommersa”.

La ricerca a terra

Le ricerche proseguiranno anche a terra, per chiarire natura e funzione dell’insediamento presso la riva, già sondato nel 2025 e rivelatosi assai più esteso e articolato del previsto. Al centro dell’attenzione una grande vasca intonacata: potrebbe appartenere a un impianto per la lavorazione e la salagione del pesce – ipotesi rafforzata dalla vicinanza dell’antico impianto salinario delle cosiddette Conche del sale – oppure a un apprestamento per la produzione di vino (lacus vinarius) di un’azienda agricola di età romana.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/09/le-cesine-al-via-la-nuova-campagna-di-scavi-2026-ricerche-sul-porto-romano-sommerso-di-san-giovanni/