Un viaggio inedito: San Francesco d’Assisi nelle Americhe

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Il viaggio inedito di San Francesco d’Assisi nelle Americhe

Nel libro “Francesco e i Templari” di Enrico Calzolari e Emilio Spedicato, emerge un profilo inusuale per la figura di San Francesco d’Assisi, un santo che appare quanto mai attuale all’interno di una presa di coscienza delle problematiche della Terra e dell’uomo che la abita. Il libro è dedicato alla figura di un santo che ci ha comunicato con l’intera sua vita che quella di tutti gli esseri dipende dalla loro “fratellanza” e dal loro “rispetto per la natura”, cui appartengono e da cui dipendono.

Il Prof. Calzolari, semiologo di ambiente, ci ha dimostrato come la conoscenza del passato possa essere sempre attuale per i significati e i moniti che ci comunica. Per lui i concetti espressi sono sgorgati facilmente dall’intimo del suo essere per averli maturati nel tempo, per aver vissuto una vita orientata a meglio cogliere il “senso delle cose” insite nella natura e nei segni significanti lasciati dall’uomo sul territorio.

Quei segni corrispondono alle tracce che hanno fatto ricostruire il viaggio di San Francesco nell’America, che Calzolari ha trovato proprio attraverso la comprensione dei significati di una “comunicazione non scritta”, di simbologie criptate nelle opere della sua terra ligure, lasciate da viaggiatori che dalla costa tirrenica, seguendo correnti marine e stelle nel cielo, potevano spingersi lungo rotte antiche, che già i fenici avevano aperto, per approdare nel continente americano prima della scoperta ufficiale fatta ad opera di Colombo.

Il Capitano Enrico Calzolari, avendo viaggiato per mare anche con le ultime grandi ammiraglie delle rotte transatlantiche e avendo conosciuto molte terre nel mondo, non poteva non avere cognizione dell’estensione e delle difficoltà dei grandi viaggi, resi ancora più imprevedibili dall’ignoto che attendeva chi, provenendo da molto lontano, non era né riconosciuto, né compreso. Proprio la necessità di “comunicare” rappresenta il focus sul quale è incentrata la motivazione del viaggio nelle Americhe di Francesco, proposto con comunione d’intenti dal Cap. Enrico Calzolari e dal coautore Prof. Emilio Giuseppe Spedicato.

I Templari riconoscevano nel giovane Giovanni (si chiamerà in seguito “Francesco”) proprio tale facilità di comunicare ad un livello interumano, più profondo rispetto al linguaggio verbale o scritto, che avrebbe permesso di dialogare con gli sciamani delle tribù native americane. Su tale piano di natura spirituale che accomuna gli esseri umani si stabiliscono anche le tante concordanze che permettono di potenziare le conoscenze tra individui e di sviluppare le possibilità di collaborazione, anche tra autori di diversa formazione, ma che hanno il compito, quasi fosse imperativo categorico suggerito dalla loro anima, di comunicare e divulgare ampiamente le loro idee.

In “Francesco e i Templari” emergono e si amalgamano le conoscenze di entrambi gli autori a sostegno della medesima asserzione e di quella relativa al già noto rapporto della figura del santo di Assisi con i Templari, sulla collaborazione di Francesco con quei rappresentanti dell’Ordine religioso, già approdati nel continente sud-americano, basata sulla necessità di essere tutti ben accolti nelle nuove terre. I punti di contatto che hanno unito i due coautori hanno permesso loro di concordare e sostenere la medesima tematica, orientata a fornire una versione assolutamente inedita della figura francescana, ai fini di riscrivere una storia sinora non nota e osteggiata, a favore di versioni ufficialmente approvate e sancite nel tempo come incontrovertibili.

Il quadro delle facoltà sciamaniche di Francesco si colloca su un piano di comprensione che va al di là delle sue capacità di sensibile interlocutore con i nativi locali i fini di favorire semplicemente il viaggio e la permanenza dei Templari in quelle terre.

Il suo sciamanesimo concorda invece con le facoltà metempiriche dell’essere umano capace di attingere ad una conoscenza ritenuta “scienza sacra”, che il Padre della Chiesa Agostino definiva “filosofia perenne” e “scienza increata” e senza tempo, che permette di penetrare nei misteri del tempo e della storia e di risalire all’archè di ogni cosa, per comprenderne meglio il senso.

Se applichiamo l’interpretazione data da Platone millenni prima, Francesco possedeva la rara prerogativa dell’essere che poteva guardare il mondo con gli occhi di colui che aveva potuto contemplare Dio prima di nascere, una condizione innata, a cui l’antico filosofo dava il nome di “reminiscenza”, che ricompare periodicamente in esseri eccezionali, poiché la maggioranza degli uomini soffre dell’amnesia collettiva che ha fatto dimenticare quell’innato evento.

Di tale sacra e inusitata “scienza” potevano essere stati edotti anche alcuni Templari illuminati, che perseguivano intenti pacifici nel cercare prove basate sull’osservazione astronomica, necessarie a risolvere la controversia, relativa a Gerusalemme e alla Terrasanta, che poneva in sanguinoso conflitto l’Oriente e l’Occidente.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/10/un-profilo-inusuale-nella-figura-di-san-francesco-dassisi/