La crisi nello Stretto di Hormuz sta mettendo a dura prova l’agricoltura salentina, che si appresta a affrontare una stagione difficile. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha infatti reso difficile l’approvvigionamento di fertilizzanti essenziali per la produzione agricola. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti che nutrono il pianeta, tra cui urea, ammoniaca, zolfo, idrogeno e gas naturale, fondamentali per l’agricoltura moderna.
La Fao ha avvertito che, se la crisi dovesse persistere, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei, che operano già con margini ridotti, questa scelta potrebbe tradursi in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante con rese inferiori o assorbire i costi con rischio di insolvenza.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha messo a nudo la dipendenza energetica a cui è soggetta la produzione alimentare industriale. Un sistema basato su filiere lunghe e fertilizzanti sintetici ad alto impatto energetico si rivela strutturalmente instabile e potenzialmente rischioso per la sicurezza alimentare globale. Anche uno scenario positivo, la riapertura dello Stretto, non risolverebbe il problema nell’immediato. I produttori di fertilizzanti dovranno aspettare che la produzione di gas naturale nel Golfo si riporti a regime, un processo che richiederà mesi o addirittura anni.
Per Raffaele Fitto, vicepresidente per la coesione e le riforme, intervenuto in video collegamento, “in un mondo dove le catene di approvvigionamento sono armi geopolitiche, l’Europa deve giocare un ruolo da protagonista”. La carenza di fertilizzanti, insieme all’aumento dei costi di energia, logistica e packaging, rischia di ridurre la disponibilità dei prodotti alimentari e di far aumentare ulteriormente i prezzi per i consumatori, secondo Dirk Jacobs, Direttore Generale FoodDrinkEurope. Secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, “mercati come Giappone e Australia stanno diventando sempre più strategici, ma servono misure urgenti per evitare una nuova impennata dell’inflazione alimentare”.


