La difesa dei due agenti coinvolti nella vicenda Fakir
Il legale dei due poliziotti che hanno partecipato all’intervento in cui è morto Fakir, Gabriele Bordoni, ha difeso i suoi assistiti in un’intervista a Filorosso su Rai 3. Secondo l’avvocato, gli agenti hanno agito con prudenza e non hanno commesso alcun gesto di violenza.
“Un magistrato equilibrato ha detto che i processi si fanno in tribunale. Invocare una giustizia in piazza quando c’è una Procura che sta operando correttamente non aiuta ad accertare la verità”, ha affermato Bordoni, invitando a attendere gli esiti dell’inchiesta prima di formulare giudizi.
“Al momento ci sono sei persone che sono oggetto di investigazione. A me interessano i fatti e l’equilibrio”, ha dichiarato l’avvocato, aggiungendo che, alla luce delle immagini diffuse, “sostenere che ci sia una responsabilità da parte dei poliziotti mi lascia molto perplesso”.
Il legale ha spiegato che, a suo giudizio, dall’analisi della documentazione disponibile emerge un comportamento improntato alla massima prudenza. “Non c’è nessun gesto di violenza, nessun gesto estremo. Se uno osserva il loro operato vede che hanno fatto tutte scelte prudenti. Tutto può essere migliorato, ma loro hanno gestito la situazione nel migliore dei modi”, ha affermato.
Secondo Bordoni, gli agenti hanno inizialmente privilegiato il dialogo e hanno deciso di porre in sicurezza Fakir solo quando si è reso necessario. “Sono dovuti intervenire solo in quel momento, perché avevano mantenuto un contatto verbale. Quando hanno deciso di porre in sicurezza quest’uomo, lo hanno fatto in un tempo brevissimo e con le modalità più congrue”, ha spiegato.
Il legale ha poi ricordato che i due poliziotti hanno richiesto tempestivamente l’intervento dei soccorsi. “Io so solo che i due ragazzi hanno chiamato il medico rendendosi conto che le condizioni di quest’uomo erano precarie”. Sugli ulteriori accertamenti e sulle responsabilità, ha preferito non sbilanciarsi: “Questo lo lasceremo dire a chi si sta occupando della vicenda”.
Infine, Bordoni ha osservato che, anche sotto il profilo procedurale, è opportuno lasciare alla Magistratura il tempo necessario per completare gli accertamenti. “I termini assegnati per questo protocollo possono essere superati. Un pubblico ministero, piuttosto che chiudere una cosa in fretta, deve poter svolgere tutti gli approfondimenti necessari”.



