Il caso dei due fratelli uccisi con un coltello
Il caso del 33enne originario del Bangladesh, accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo familiare e dall’uso di un’arma, si è chiuso con la richiesta di rito abbreviato da parte della difesa. Il delitto si consumò in un appartamento nel centro di Tricase, in provincia di Lecce, il 30 aprile scorso.
La lite per questioni economiche
La lite tra i due fratelli, Md Humaun Sheikh e Md Noyan, si consumò intorno alle 17.30. Secondo quanto raccontato da un connazionale presente in casa, Humaun aveva in mano un coltello mentre accoltellava il fratello Noyan. Il coltello era entrato nel fianco di Noyan, ma non si sapeva di preciso come e dove. Il connazionale aveva gridato “aiuto” e visto che l’aggressione non si fermava, aveva provato ad avvicinarsi per tirare via il ferito.
La confessione e l’arresto
Il 33enne aveva chiamato i familiari in Bangladesh con una videochiamata, mostrando il corpo agonizzante del fratello. La voce fuori campo urlava “Con cosa lo hai colpito? Cosa hai fatto?” e l’assassino rispondeva “Con un coltello”. In seguito, davanti al gip Angelo Zizzari, l’assassino aveva confessato il delitto: “Era un buono lui e sono un buono anche io”.
Il processo e la difesa
Il processo è fissato per il 20 ottobre 2026 davanti ai giudici della Corte d’assise di Lecce. La difesa, guidata dagli avvocati Raffaele Benfatto e Francesco Cazzato, ha depositato istanza di rito abbreviato, che dovrà essere esaminata dai giudici. “Ovviamente – commenta l’avvocato Benfatto – noi riteniamo che non si debba applicare la pena dell’ergastolo e che sia ammissibile l’abbreviato perché contestiamo l’aggravante della coabitazione”.



