La piazza di Galatone, in provincia di Lecce, si fermerà per un attimo a guardare indietro giovedì 6 agosto, alle ventuno, per la presentazione di un intarsio dedicato ad Antonio De Ferrariis, detto il Galateo, un umanista del Cinquecento. L’opera è stata creata dal maestro Tommaso Rosa, intarsiatore di Rionero in Vulture, e sarà presentata in piazza Ten. Col. A. Costadura.
Il Galateo fu un medico, un filosofo e un autore che scrisse il primo trattato di corografia della Terra d’Otranto, il Liber de situ Iapygiae. Fu un uomo che non si accontentò delle categorie ricevute e provò a ridefinirle, spesso litigando con il proprio secolo. La sua opera è un esempio di come chi scrive contro il proprio tempo possa scrivere per tutti i tempi successivi.
L’intarsio è un’arte paziente e filosofica che costruisce un’immagine non aggiungendo colore, ma incastrando materia su materia, differenze su differenze. Ogni tassello ha una venatura propria, un’origine propria, eppure il risultato è un’unica figura coerente. Questo è il segreto di ogni comunità che voglia dirsi tale: tenere insieme storie diverse senza pretendere che si somiglino, ma senza lasciarle scomposte.
La serata è promossa dal Centro Studi Galatana, dal Circolo Cittadino e dall’assessorato alla cultura di Galatone, all’interno del progetto Facciamo Centro, firmato dall’assessore Francesco Danieli. L’obiettivo è rendere il centro storico di Galatone un luogo di riattivazione e di riconoscimento della comunità, oltre che un luogo da tutelare.
La serata sarà animata da un dialogo con l’artista Tommaso Rosa, da un intervento della docente Sondra Dall’Oco e da una presentazione critica dell’opera. Ci sarà anche la musica di un chitarrista e compositore. La serata si svolgerà nella piazza Ten. Col. A. Costadura di Galatone, un luogo che torna a essere il cuore della comunità per una serata di cultura e di riflessione.
La presentazione dell’intarsio è un modo per riscoprire le proprie radici e per attrezzarsi ad affrontare il presente. Le virtù di cui parlava il Galateo, la passione e la conoscenza che rendono un uomo artefice del proprio destino, non sono virtù d’epoca. Sono strumenti che cambiano le mani che li usano, non la loro necessità.
La serata di giovedì 6 agosto è un’opportunità per riflettere sulla memoria e sulla sua importanza per la comunità. La memoria, per non restare polvere, ha bisogno di essere lavorata con le mani, tessera dopo tessera, fino a diventare immagine viva.
Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/07/il-legno-che-ricorda-per-noi/



