La battaglia sulla filovia di Lecce non è affatto conclusa. Dopo mesi di silenzio, il comitato referendario torna alla carica e trascina la controversia nelle aule giudiziarie. Questa volta non saranno le commissioni comunali o i consiglieri di Palazzo Carafa a decidere, ma i giudici del Tar, chiamati a pronunciarsi sulla legittimità degli atti che hanno impedito ai leccesi di esprimersi sul potenziamento della rete filoviaria. La novità emerge da una proposta di delibera della giunta Poli Bortone, datata 15 ottobre, con cui l’amministrazione decide di costituirsi in giudizio e affidare la difesa del Comune all’avvocato Francesco Romano. Il conto per le casse comunali è di 11.102,96 euro, una spesa necessaria, secondo Palazzo Carafa, per affrontare due controversie considerate particolarmente complesse. Il caso esplode nuovamente proprio mentre a Roma si gioca una partita decisiva per il futuro del trasporto pubblico leccese. Questa settimana sono cominciate le audizioni al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per esaminare il progetto da quasi 119 milioni di euro presentato dal Comune. Una richiesta di finanziamento che comprende una serie di interventi per modernizzare la mobilità urbana, l’acquisto di 27 nuovi filobus e l’estensione dell’attuale rete filoviaria nella fascia esterna del centro cittadino. Il progetto, che coinvolge anche Monteroni e l’Università del Salento, prevede la riqualificazione del sistema di trasporto con caratteristiche BRT, acronimo di Bus Rapid Transit. Ed è proprio sull’allargamento della filovia che si concentra lo scontro. Da una parte l’amministrazione Poli Bortone, intenzionata a ottenere le risorse statali e ampliare il servizio; dall’altra un comitato di cittadini che non contesta gli investimenti nel trasporto pubblico, ma chiede una soluzione tecnologica diversa e, soprattutto, rivendica il diritto della popolazione a pronunciarsi su un intervento destinato a modificare la viabilità cittadina.
Il comitato, guidato dal portavoce Marcello Favale, richiama il principio di partecipazione democratica e il diritto dei cittadini di esprimersi su un intervento che potrebbe modificare la viabilità cittadina. Secondo Favale, il servizio di trasporto urbano è pieno di fantasmi nel centro e si deve incentivare un cambio culturale. Ma il punto centrale della protesta rimane il mancato coinvolgimento diretto della popolazione. Il comitato, dunque, non intende fermare la modernizzazione del trasporto pubblico e ribadisce la propria preferenza per autobus completamente elettrici, senza la necessità di ampliare la rete aerea della filovia. La scelta tra sistemi di trasporto differenti resta però soltanto uno degli aspetti della controversia: davanti al Tar si discuterà soprattutto della legittimità degli atti amministrativi che hanno impedito il referendum e la successiva consultazione popolare. Sullo sfondo rimangono le audizioni ministeriali e la possibilità di ottenere un finanziamento di dimensioni eccezionali per la città.



