La finestra stretta del Salento che custodisce la sua storia

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Un percorso tra Oriente e Occidente

La Sala Celestino Contaldo del Palazzo della Cultura di Galatina è stata teatro di una serata dedicata al patrimonio storico e artistico del Salento, sabato 17 ottobre. L’iniziativa, promossa dal Rotary Club Galatina Maglie Terre d’Otranto insieme al Rotaract e con il patrocinio della Città, ha riunito lingue, architetture, manoscritti e opere d’arte in un percorso tra Oriente e Occidente.

La lingua greca nel Salento

Francesco Danieli ha aperto il percorso dalla presenza greca nel Salento, ricordando il singolare caso di Porto Badisco, dove la rete telefonica può segnalare l’ingresso in Grecia. Da qui il racconto è risalito all’VIII secolo, alle controversie iconoclaste e agli spostamenti dei monaci orientali verso le coste meridionali d’Italia.

La lingua greca è sopravvissuta nella parlata della Grecìa salentina, nei nomi della vita quotidiana e nelle tradizioni liturgiche. Tra gli esempi, la parola cilona, che indica la tartaruga, e l’ufficiatura bizantina dedicata a san Francesco, cantata il 4 ottobre. Testimonianze di una presenza culturale che ha attraversato i secoli, mantenendo legami con il mondo orientale.

La basilica di Santa Caterina d’Alessandria

Giancarlo De Pascalis ha rivolto l’attenzione alla basilica di Santa Caterina d’Alessandria, leggendo nelle sue decorazioni le tracce delle maestranze e dei linguaggi artistici che percorsero il Mediterraneo medievale. Motivi vegetali, figure mostruose, croci e simboli solari compongono un repertorio nel quale confluiscono tradizioni differenti.

Tra i dettagli architettonici, particolare interesse ha suscitato una piccola finestra dalla quale, intorno al solstizio d’estate, un raggio di sole raggiunge un punto preciso dell’edificio. Un fenomeno che apre interrogativi sulla funzione originaria dell’apertura e sul rapporto tra l’architettura della basilica e il percorso del sole.

La civiltà monastica italo-greca

Marco Maniglio ha approfondito la storia della civiltà monastica italo-greca nella Terra d’Otranto. Durante le fasi di instabilità politica e religiosa, le grotte di calcare offrirono rifugio ai monaci, la cui presenza contribuì successivamente allo sviluppo agricolo e insediativo del territorio, dalla coltivazione dell’olivo ai frantoi ipogei.

Centro di questa esperienza fu San Nicola di Casole, presso Otranto, monastero dotato di una biblioteca di grande rilievo, nella quale erano custoditi testi classici, opere filosofiche e manoscritti della tradizione bizantina. Il Typikon regolava la vita della comunità, le mansioni dei copisti e dei miniatori, l’organizzazione della biblioteca e le prescrizioni alimentari.

La cultura libraria dei monasteri

Di particolare interesse il fenomeno dei palinsesti, pergamene raschiate e riutilizzate per ospitare nuovi testi. Sotto la scrittura più recente potevano sopravvivere opere precedenti, recuperabili attraverso tecniche di indagine avanzate. Tra le testimonianze ricordate, il commento di Stefano di Alessandria conservato in un manoscritto a Parigi.

La distruzione di San Nicola di Casole, durante l’assedio ottomano di Otranto del 1480, segnò una grave perdita per la cultura del territorio. Parte dei manoscritti fu tuttavia salvata e trasferita altrove, evitando che un patrimonio importante andasse completamente disperso.

Le indagini scientifiche per lo studio delle opere d’arte

Alessandra Pignalberi, medico radiologo, ha illustrato il contributo delle indagini scientifiche allo studio e alla conservazione delle opere d’arte. Attraverso i raggi X è possibile individuare modifiche, figure nascoste e ripensamenti compositivi, ricostruendo alcune fasi del lavoro pittorico.

I diversi pigmenti reagiscono in modo specifico alle radiazioni. Il bianco di piombo, per la sua composizione, assorbe intensamente i raggi X e può apparire particolarmente evidente nelle radiografie. L’indagine permette così di individuare elementi non visibili a occhio nudo.

Tra gli esempi presentati, il Pasto del cieco di Pablo Picasso, appartenente al periodo blu, sotto la cui composizione è stata individuata una figura femminile nuda e rannicchiata, presente anche in un’altra opera dell’artista.

Particolare rilievo ha avuto il caso della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio, trafugata dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969. A quasi cinquantasette anni dalla scomparsa, le indagini scientifiche e la documentazione radiografica costituiscono una testimonianza importante del dipinto perduto.

Un’immagine della basilica

L’ultimo intervento, affidato a don Antonio Santoro, ha riguardato un’immagine della basilica raffigurante Martino V mentre riceve le chiavi da Pietro e il libro da Paolo, in una rappresentazione che richiama le tradizioni dell’Occidente e dell’Oriente cristiano.

Martino V fu eletto nel 1417 durante il Concilio di Costanza, al termine dello Scisma d’Occidente, quando la Chiesa era divisa tra più pretendenti al papato. Il suo pontificato si inserì nel tentativo di ristabilire l’unità ecclesiastica. Don Santoro ha inoltre richiamato i legami genealogici tra la famiglia Colonna e gli Orsini del Balzo, attraverso il matrimonio di Anna Colonna con Giovanni Antonio, collegando le vicende dinastiche alla storia di Galatina.

I diversi contributi hanno restituito un quadro articolato del patrimonio salentino: dalle radici linguistiche greche alle decorazioni medievali, dalla cultura libraria dei monasteri alle tecniche scientifiche per lo studio delle opere d’arte. Percorsi distinti, uniti dalla presenza di testimonianze che continuano a offrire nuovi spunti di ricerca.

Al Rotary Club Galatina Maglie Terre d’Otranto, al Rotaract e alla Città va il merito di aver promosso un confronto tra discipline e competenze diverse, riportando l’attenzione su un patrimonio che richiede studio, tutela e valorizzazione. La visita guidata annunciata a conclusione dell’incontro permetterà di proseguire il percorso direttamente nei luoghi illustrati dai relatori.

Resta la finestra stretta della basilica, attraversata dal sole intorno al solstizio d’estate. A giugno, il raggio tornerà a raggiungere quel punto della pietra, secondo un appuntamento che si rinnova ogni anno.

Per qualche istante, la luce renderà visibile ciò che per il resto del tempo rimane nascosto. E la basilica continuerà a raccontare la propria storia.

Fonte: https://www.corrieresalentino.it/2026/10/la-finestra-stretta-e-il-sole-che-sa-leggere/