Gagliano del Capo, l’inchiesta sulla truffa all’ospedale
Due anni di reclusione. Questa la richiesta di condanna invocata dalla pm Donatina Buffelli per due dipendenti dell’Asl in servizio nell’ospedale di Gagliano del Capo, accusati di aver timbrato il cartellino per poi allontanarsi ed espletare faccende personali per poi rientrare sul posto di lavoro prima della fine del turno di lavoro.
Per Sergio Greco, 62 anni di Gagliano del Capo, collaboratore amministrativo professionale esperto e Maria Antonietta Preite, 57enne di Casarano, con qualifica di coordinatrice infermieristica, è arrivato il conto della procura.
La sentenza della giudice monocratica Elena Coppola è prevista per il 20 maggio davanti alla giudice monocratica Elena Coppola e dopo le repliche formali della pm mentre in giornata si sono concluse le arringhe degli avvocati Luigi Covella (per Greco) e Luigi e Alberto Corvaglia (per Preite).
Per quest’ultima, c’è già una sentenza del giudice del lavoro a suo favore che l’Asl ha già impugnato innanzi alla Corte d’appello di Lecce – sezione Lavoro – chiedendo la sospensione della esecutività della sentenza di primo grado attraverso l’avvocato Alfredo Cacciapaglia. La decisione è attesa tra qualche giorno.
Complessivamente nell’inchiesta erano coinvolti altri 12 dipendenti. Nei confronti degli indagati, gli inquirenti ipotizzano i reati di truffa aggravata in danno del Servizio sanitario nazionale nonché false attestazioni in certificazioni nei confronti di diversi dipendenti del distretto sanitario, che avrebbero fatto timbrare il proprio badge marcatempo da altri colleghi compiacenti, per attestare falsamente la loro presenza in servizio sebbene fossero assenti – per ritardo o allontanamento anticipato (e ragioni esclusivamente personali) – inducendo cosi in errore l’amministrazione di appartenenza.
L’articolata attività investigativa, durata 10 mesi tra il 2021 ed il 2022, è stata condotta con pedinamenti e videocamere dai militari del Nucleo antisofisticazione e sanità dell’Arma.


