Il Piano delle coste di Lecce resiste ai ricorsi dei concessionari
Il Piano comunale delle coste di Lecce, varato nel 2022 dall’amministrazione Salvemini, ha superato quasi indenne il confronto con le aule giudiziarie. Tre dei quattro ricorsi presentati da concessionari e operatori balneari contro il provvedimento sono infatti naufragati davanti alla Prima Sezione del Tar di Lecce. Due sono stati dichiarati inammissibili per carenza di interesse, mentre un terzo è stato respinto nel merito.
Le motivazioni dei ricorsi respinti
La prima vicenda riguarda il ricorso promosso dalla Federazione Imprese Demaniali e dalla società Maluha Bay, che contestavano alcune valutazioni contenute nel piano, tra cui la classificazione dei fenomeni erosivi e gli obblighi di monitoraggio ambientale. I giudici non sono però entrati nel merito delle contestazioni, ritenendo che gli attuali concessionari non abbiano subito alcun danno concreto e immediato. Le concessioni esistenti restano infatti valide e le eventuali contestazioni potranno essere avanzate solo quando saranno bandite le future gare.
Stessa conclusione per il ricorso presentato da Alfredo Prete, concessionario del Lido York di San Cataldo. Il gestore chiedeva che la struttura in muratura fosse riconosciuta come pertinenza demaniale, così da sottrarla alle prescrizioni del piano che puntano a limitare le opere permanenti sul litorale. Anche in questo caso il Tar ha rilevato l’assenza di un pregiudizio immediato, osservando che la verifica sulla natura dell’immobile dovrà essere compiuta in un successivo procedimento amministrativo.
Il ricorso respinto nel merito
Diversa la posizione della Torre Rinalda Srl, il cui ricorso è stato esaminato nel merito. La società contestava la scelta del Comune di destinare a spiaggia libera una parte consistente dell’arenile attualmente utilizzato per attività balneari e sportive e sosteneva che le proprie osservazioni fossero state ignorate. I giudici hanno invece riconosciuto la correttezza dell’istruttoria comunale, evidenziando che l’amministrazione aveva tenuto conto delle richieste del concessionario, ampliando di 150 metri il tratto concedibile. Il ricorso è stato quindi respinto, con il Tar che ha ribadito un principio ormai centrale nella gestione del demanio marittimo: le concessioni non attribuiscono diritti permanenti e i futuri affidamenti dovranno avvenire attraverso procedure pubbliche e concorrenziali.
L’unico caso ancora aperto
L’unico capitolo ancora aperto riguarda il Lido Smeraldo di Frigole. La società ricorrente contesta la scelta di suddividere l’area in due lotti concedibili di dimensioni inferiori rispetto all’attuale concessione. Prima di decidere, il Tar ha chiesto al Comune ulteriori approfondimenti tecnici sulle motivazioni che hanno portato a quella suddivisione. In attesa della sentenza definitiva, il bilancio per la pianificazione costiera resta comunque favorevole al Comune.



