Una vicenda di intercettazioni e lesioni all’immagine
Il giudice Pietro Errede è alla ricerca di risarcimento per una vicenda che lo ha visto coinvolto in una serie di intercettazioni telefoniche. La questione, però, non riguarda i fatti al centro del processo, bensì la scelta lessicale usata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce per i brogliacci relativi alla sua utenza.
La diffida al Ministero dell’Economia e delle Finanze
Il magistrato, tramite il proprio difensore avvocato Loretta Lancia di Pesaro, ha notificato una diffida risarcitoria al Ministero dell’Economia e delle Finanze. La diffida ricostruisce quanto emerso in sede di discovery dopo la notifica, nel settembre 2023, dell’avviso di conclusione delle indagini.
Le intercettazioni sull’utenza cellulare di Errede, relative al Rit (Registro delle intercettazioni telefoniche), erano state disposte dall’autorità giudiziaria di Potenza ed eseguite a partire dall’ottobre 2021 dal personale del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce.
La scelta lessicale “pecorina” e la lesione all’immagine
Secondo quanto si legge nell’atto, la circostanza avrebbe suscitato stupore e ilarità tra i diversi difensori che ebbero modo di visionare i file, oltre a un notevole imbarazzo per lo stesso Errede, considerato che il termine “pecorina”, nel gergo comune, allude a una specifica posizione sessuale.
La risposta del Ministero e la vicenda disciplinare
La Procura di Potenza, con un provvedimento del 23 aprile 2024, avrebbe disposto la cancellazione dall’Adi (l’Archivio digitale delle intercettazioni) dell’espressione “incriminata” “perché lesiva dell’immagine dell’indagato”. La cancellazione, tuttavia, si sarebbe rivelata di fatto ineseguibile per l’impossibilità tecnica di modificare i dati già inseriti nel sistema.
La vicenda è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare del senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto al ministro della Giustizia Carlo Nordio. La risposta data il 15 gennaio del 2025 fu che la Procura di Potenza aveva immediatamente ordinato la cancellazione delle espressioni offensive e richiesto al comandante provinciale della Guardia di finanza di Lecce di identificare i responsabili e procedere alle successive iniziative disciplinari.



